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IL FIANO DI AVELLINO


lapio borgo 1Lapio è la patria del Fiano di Avellino, vino di punta dell'intera enologia italiana.
Si ottiene dal vitigno Vitis Apiana importato, probabilmente, dai liguri apuani a partire dal 181 a.C., quando i consoli romani Publio Cornelio Cetego e Marco Bebio Tanfilo ne disposero la deportazione nel Sannio e nella parte interna dell’Irpinia.
L'etimologia del nome deriverebbe dal latino apis (ape), in quanto le api sono particolarmente attratte dalla soave dolcezza di quest'uva. Questa interpretazione è, però, ormai tramontata, e secondo Alessio (1976) il termine di derivazione sarebbe Appiano, ossia una varietà di mela che prende il nome da un tale Appio. Al di là della derivazione etimologica, il Fiano ha delle caratteristiche aromatiche definite e inconfondibili, con sentori di nocciole tostate ed è uno dei pochi vini bianchi italiani meritevoli di invecchiamento.
Giovanni Borea lo descrisse così: “Dall’inconfondibile sentore di nocciole tostate, è un vino di grande eleganza, di singolare personalità, un classico da frutti di mare,impareggiabile; si è evoluto con la vostra civiltà, prima nel gusto e poi nella tecnologia di elaborazione, fondata su attrezzature enologiche di avanguardia e sulle grandi capacità intuitive dell’uomo vinificatore, di cui rispecchia le capacità”.

 

I MUGLIATIELLI


mugliatielliI mugliatielli sono il principale piatto tipico locale nonché prodotto tradizionale della Regione Campania, come dall’elenco stilato dal Ministero per le Politiche agricole e forestali. E' un piatto povero della tradizione contadina, i cui ingredienti di base sono la trippa e l'intestino dell'agnello lattante.
Secondo il racconto popolare, i mugliatielli lapiani sono stati inventati dai servitori del feudatario di Lapio, i quali costretti dal loro signore a nutrirsi degli avanzi e delle parti degli agnelli abbattuti e da buttare, prepararono degli involtini di trippa, ripieni di aglio, di menta e peperoncino, tenuti da fettuccine di intestino. La leggenda vuole pure che questi involtini furono assaggiati dal feudatario che li trovò così gustosi da assurgerli a suo piatto preferito.

 

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