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PALIO DELL'ANGURIA


palio dell anguria altavillaIl palio dell’anguria parla della leggenda nata intorno alla “Regina triste”, Costanza di Chiaromonte, figlia di Manfredi II, viceré DI Sicilia e del ducato di Calabria, divenuta Regina di Napoli. Andata in sposa in prime nozze con il re Ladislao D’Angiò durazzo, in giovanissima età, fu poi ripudiata dallo stesso che, a causa di una guerra sfortunata, e della necessità di portare nuova linfa alle casse del regno, fu pressato dalla madre, la regina Margherita, perché ripudiasse Costanza e sposasse una ricca donzella. Costanza fu relegata in una casetta a Gaeta, dove resterà per tre lunghi anni, per poi essere data, per volontà dello stesso Ladislao, in sposa al suo amico e fedele feudatario Andrea de Capua, Conte di Altavilla. Le nozze furono celebrate nel 1395. La storia di Andrea e Costanza fu tramandata nella tradizione popolare per molti secoli. Poi se ne perse la memoria. Nel 1978, un gruppo di dinamici giovani, recuperata, decise di riproporla. Dalle vicende della “Regina triste” nacque così la sfilata storica ed a corollario di essa fu posta la corsa degli asini, geniale trasformazione in chiave agonistica della gara spontanea dei vassalli per recarsi al Comital Palazzo a portarvi doni ai feudatari in ringraziamento dei benefici concessi da Andrea, ma voluti da Costanza. Convenzionalmente fu scelta la data del 18 agosto per lo svolgimento del palio.

 

MINIERA DI ZOLFO


Nel 1866 l’ingegner Primo Lattanzi, per disposizione della direzione della facoltà di chimica italiana e del consorzio agrario di Avellino, fu incaricato di compiere delle ricerche nel territorio del comune di Altavilla Irpina. Lattanzi ritenne probabile l’esistenza di giacimenti di zolfo in località bosco della Palata. I lavori di ricerca furono intrapresi da parte di “Ferdinando Capone” di Altavilla e dei “Di Marzo” di Tufo.
Il 2 settembre 1868 fu costituita una società da parte dello stesso Ferdinando Capone, dei fratelli D’Agostino e di Giovanni Sellitti, allo scopo di sfruttare i fondi dei D’Agostino e di Ferdinando Capone per l’estrazione dello zolfo e la sua commercializzazione, sia grezzo in pietra che molito. Meno di un anno dopo, il 29 marzo 1869, fu istituita la società delle miniere sulfuree di Altavilla Irpina, per l’estrazione, la lavorazione e la commercializzazione dello zolfo, e che rimase, dopo l’uscita degli altri soci all’ing. Francesco Zampari a Giuseppe Wannieck.
Grazie alla lungimiranza dei proprietari, che avevano compreso l’utilità di affrontare uniti le difficoltà incontrate, e di evitare una concorrenza che sarebbe stata poco proficua per tutti, ma soprattutto grazie agli sforzi di Federico Capone, figlio di Ferdinando morto nel frattempo, le due società si fusero il 27 maggio 1878, alla “società delle miniere sulfuree di Altavilla Irpina”, il complesso delle cave e degli stabilimenti furono detti “Miniera Sociale”.
Il prosperare dell’industria estrattiva diede impulso alla costruzione di strade e di ponti e della linea ferroviaria Avellino-Benevento, ne trassero giovamento non solo le miniere, considerato che il trasporto delle merci e dei macchinari avveniva su zattere lungo il fiume, ma l’economia del paese.
L’intero esercizio fu gestito fino al 31 agosto 1918 dalla società immobiliare di Roma. Successivamente Federico Capone pensò di espandere la zona mineraria utilizzando e migliorando il suo antico Molino- Pannone che doveva produrre un rimedio miracoloso contro la malattie delle vite, e cioè un minerale da zolfo macinato e frullato della società delle miniere Sulfuree di Altavilla che finalmente, si affermava sui mercati del meridione. In seguito, la Società delle Miniere Sulfuree di Altavilla Irpina e il molino- Pannone, il 1 giugno, si fondano in un’unica Società Anonima Industrie Meridionali-miniere di zolfo irpine: la SAIM con sede a Benevento e ufficio amministrativo ad Altavilla Irpina.
Nonostante i grossi successi del passato, la crisi che colpì il settore solfifero nel dopoguerra ebbe i suoi effetti devastanti anche sulle miniere di Altavilla e Tufo, essa era attribuibile a diverse cause: la concorrenza estera, la diminuita richiesta del prodotto, il mancato aggiornamento dei metodi di estrazione e lavorazione dello zolfo. Anche se erano ancora tanti gli operai impegnati nelle attività della miniera, molti furono i licenziamenti e notevoli le ripercussioni economiche e sociali che tale situazione provocò, ingenti danni che andarono ad aggravare una situazione già precaria, furono causati anche dall’alluvione del 1961.
L’estrazione del minerale cessò nel 1983, la miniera è attiva ancora oggi, ma le operazioni sono limitate alla miscelazione, macinazione e imballaggio dei prodotti per usi agricoli, con l’impiego prevalente di zolfo di importazione, proveniente da operazioni di desolfazione di combustibili fossili ( petrolio e metano).

 

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